
Come al solito paga il cliente
AGENTI DI ASSICURAZIONE
Di Roberto Bianchi
Lo Sna denuncia: approvato alla Camera un provvedimento illiberale
Consumatori danneggiati dalle polizze poliennali
La scorsa settimana si è consumato alla Camera il solito paradosso della politica italiana, tipica più di un paese in via di sottosviluppo che di una delle maggiori potenze economiche mondiali.
Un governo di centro-destra che si richiama ai principi fondamentali del liberismo, ha emanato un provvedimento protezionistico, ripristinando la durata poliennale delle polizze dei rami non auto che il governo precedente di centro sinistra e quindi ispirato a idee stataliste, aveva eliminato due anni prima.
Ora il decreto legge ritorna al Senato, ove è lecito supporre che la maggioranza si dimostrerà altrettanto sorda alle sollecitazioni dell'opposizione in ordine alle conseguenze negative che deriveranno da una scelta di questo genere ai consumatori e al mercato assicurativo in generale.
Anche non considerando che da anni la comunità europea esercita pressioni di vario genere affinché il nostro paese garantisca al consumatore la facoltà di interrompere alla fine di ogni annualità il proprio contratto di assicurazione infortuni o incendio o responsabilità civile, salta agli occhi il peso che le compagnie hanno giocato in questa vicenda.
Reintrodurre la facoltà di stipulare polizze di durata poliennale significa ingessare di nuovo il mercato dei rami danni che rappresentano complessivamente un volume di affari di poco inferiore ai 17 miliardi di e di conseguenza significa ingessare le reti agenziali aumentandone di nuovo il controllo da parte delle imprese.
Come già più volte dimostrato in passato, l'indisdettabilità delle polizze e la conseguente impossibilità per gli agenti di trasferire il proprio portafoglio da una compagnia all'altra, sono fattori che pongono barriere artificiose all'ingresso di nuove compagnie straniere all'interno del nostro sistema assicurativo.
Se consideriamo poi che i primi dieci gruppi assicurativi controllano addirittura l'87% della raccolta danni italiana, non sarebbe stato più logico che un governo liberista tentasse di incentivare la concorrenza piuttosto che frenarla bruscamente con un provvedimento legislativo illiberale che serve soltanto alle compagnie?
Per riassumere, l'art. 21 del ddl 1441 che contraddittoriamente reca il titolo di «Iniziative a favore dei consumatori», approvato con 220 voti a favore e 190 contrari (nonostante il parere contrario dell'Antitrust e l'azione di contrasto svolta dai sindacati degli agenti e delle associazioni consumeristiche), produrrà le seguenti perniciose conseguenze sulla libera concorrenza: il cliente tornerà a sottoscrivere polizze che lo terranno legato per sei anni al proprio assicuratore attratto dalla sirena dello sconto, gli agenti non potranno più spostarsi da una compagnia all'altra perché il loro portafoglio clienti sarà di nuovo bloccato, le compagnie straniere continueranno a rimanere ai margini dei nostri confini nazionali non trovando più reti agenziali libere. E tutto questo in cambio di ipotetici sconti tariffari che il consumatore avrebbe comunque ottenuto rinegoziando annualmente i propri contratti assicurativi. Consentendo la vendita di prodotti assicurativi della durata di sei anni alle famiglie e alle imprese italiane, si preclude loro la possibilità di beneficiare delle migliori condizioni normative e tariffarie che il mercato introduce nel tempo. Ma dato che la provvigione a favore dell'intermediario è direttamente proporzionale alla durata dei contratti, non è difficile capire che il consumatore pagherà con la propria «fedeltà obbligata» il mantenimento delle costose sottoreti commerciali, dedicate al conseguimento degli obiettivi di sviluppo imposti dalle compagnie agli agenti.